Dipendenti pubblici, in arrivo aumenti di stipendio e più smart working: ecco il rinnovo dei contratti, ma non per tutti

Dipendenti pubblici, in arrivo aumenti di stipendio e più smart working: ecco il rinnovo dei contratti, ma non per tutti

Pubblicato il: 05/06/2024

Il 29 maggio il Ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha firmato l’atto di indirizzo per il rinnovo del contratto collettivo dei dipendenti del comparto “Funzioni centrali”.

Vediamo nel dettaglio quali novità sono previste per i pubblici impiegati.

L’atto di indirizzo, firmato dal Ministro Zangrillo, è già stato inviato all’ARAN per l’approvazione. Esso darà inizio alle trattative per il rinnovo dei contratti dei dipendenti di Ministeri, agenzie fiscali, Corte dei conti, CNEL, Avvocatura generale e altri enti pubblici non economici, ma introduce anche ulteriori novità.
Il rinnovo contrattuale riguarderà ben 193.581 dipendenti statali del comparto “Funzioni centrali”, con un incremento degli stipendi pari al 5,78%.

Le prime novità contenute nel testo dell’atto di indirizzo riguardano le progressioni economiche. Secondo l’atto di indirizzo, infatti, non saranno più operativi gli scatti automatici dovuti all’anzianità di servizio e l’esperienza professionale maturata da ciascun lavoratore non potrà essere qualificata come anzianità di servizio.
Il nuovo contratto, quindi, darà maggiore rilievo alle competenze professionali del singolo dipendente, tenendo conto dei diversi titoli di studio e professionali vantati da ciascuno di essi.
A guidare la materia delle progressioni economiche e del riconoscimento di trattamenti accessori ai dipendenti, sarà il principio in forza del quale i criteri di erogazione di premialità e trattamenti ulteriori devono basarsi sulle valutazioni effettuate a conclusione del ciclo della performance. Si dovrà quindi tenere conto dell’attività svolta da ciascun dipendente, al fine di stabilire il diritto al riconoscimento di tali vantaggi economici.
Nella valutazione della performance, inoltre, bisognerà differenziare tra i risultati ottenuti collegialmente, ovvero con la partecipazione di tutto il personale, e quelli conseguiti individualmente, ovvero da parte del singolo lavoratore.

Altra importante novità riguarda lo smart-working.
L’atto di indirizzo, infatti, prevede la necessità di garantire un maggior impiego dello smart-working, sia nella forma del lavoro agile che del lavoro da remoto. Ovviamente, il presupposto per l’accesso a tali modalità di svolgimento della prestazione lavorativa è che le stesse siano compatibili con il tipo di attività che dev’essere svolta dal dipendente. Pertanto, nei casi in cui è richiesta la presenza del lavoratore, lo smart-working non potrà essere concesso.
Tuttavia, il suo impiego sarà più flessibile, per venire incontro alle esigenze di genitori di figli minori, di lavoratori che dimostrino la presenza di particolari esigenze di salute, oppure che assistano i propri familiari.
La concessione però dello smart working non rientrerà nell’ambito della contrattazione collettiva, ma rimarrà nella discrezionalità della P.A., la quale dovrà conciliarla con le proprie esigenze organizzative.

Infine, viene maggiormente valorizzata la necessità di garantire la formazione del personale. L’obiettivo infatti è non solo migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione, ma, aumentando la professionalità e le capacità dei dipendenti, permettere agli stessi l’accesso alle varie forme di progressioni economiche e premialità previste dai contratti collettivi.
L’atto di indirizzo, quindi, prevede la necessità di valutare, in sede di contrattazione, la fissazione di un numero minimo di ore annuali, durante le quali i dipendenti saranno sottoposti ad attività di formazione. Nel testo si legge che la durata di tali attività non potrà essere, comunque, inferiore a 24 ore e che lo svolgimento delle stesse costituirà un "diritto-dovere" dei dipendenti pubblici. Inoltre, tali attività rientreranno nel normale orario di lavoro.


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