Diventare un dipendente pubblico senza concorso, ecco tutti i casi in cui è possibile: ci sono diverse modalità

Diventare un dipendente pubblico senza concorso, ecco tutti i casi in cui è possibile: ci sono diverse modalità

Pubblicato il: 15/05/2024

Di norma agli impieghi pubblici si accede mediante concorso. Lo prevede la nostra Costituzione all’art. 97. Si tratta di un principio definito costantemente dalla giurisprudenza costituzionale come la regola ordinaria di provvista del personale delle amministrazioni pubbliche, in quanto soddisfa i seguenti requisiti:
>natura comparativa della procedura;
>natura aperta e trasparente della procedura;
>congruità della procedura ad accertare i requisiti che consentono lo svolgimento delle mansioni.

La giurisprudenza costituzionale precisa anche che il principio del concorso pubblico vale sia per le assunzioni dall’esterno, sia in relazione alla attribuzione di un inquadramento di livello superiore di personale già in servizio presso la pubblica amministrazione.

Si tratta di una regola assoluta o sono previste deroghe?
Questa regola del concorso pubblico non è assoluta, in quanto il principio del pubblico concorso può andare incontro ad eccezioni.
Sul punto la Corte costituzionale richiede invero “peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico”, “che consentono al legislatore di derogare al principio costituzionale del concorso pubblico” (Corte Cost., sent. 195/2010; 156/2011).

Ma in quali casi ciò è previsto?

Il D. Lgs. 165/2001 (Testo unico del pubblico impiego), all’art. 35, una volta confermato che il meccanismo di reclutamento avviene tramite procedure selettive, volte all'accertamento della professionalità richiesta, che garantiscano in misura adeguata l'accesso dall'esterno ovvero tramite concorso, prevede le seguenti modalità in casi specifici:

  • avviamento degli iscritti negli elenchi anagrafici (le vecchie liste di collocamento) per le qualifiche e i profili per i quali è richiesto il solo requisito della scuola dell'obbligo, facendo salvi gli eventuali ulteriori requisiti per specifiche professionalità;
  • chiamata numerica, in riferimento alle assunzioni obbligatorie da parte delle amministrazioni pubbliche, aziende ed enti pubblici dei soggetti di cui alla L. 68/1999 (legge sul collocamento mirato). In questo caso l’assunzione è subordinata alla previa verifica della compatibilità dell'invalidità con le mansioni da svolgere;
  • chiamata diretta nominativa per le categorie protette di cui alla L. 407/1998 (vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, nonché delle vittime del dovere e gli orfani e coniugi superstiti dei morti sul lavoro morti sul lavoro, testimoni di giustizia).

Da ultimo il meccanismo del concorso pubblico è stato in parte superato dal D.L. 44/2023 (art. 3-ter), laddove ha previsto che, fino al 31 dicembre 2026, con il contratto di apprendistato le amministrazioni possono reclutare giovani laureati fino al 10% delle proprie capacità assunzionali, percentuale che sale al 20% per Comuni, Unioni di Comuni, Province e Città metropolitane.
Il contratto, della durata massima di 36 mesi, prevede l’inquadramento nell’area dei funzionari. Alla scadenza è prevista l’assunzione a tempo indeterminato per chi ha ricevuto, con tanto di relazione motivata, una valutazione positiva del servizio prestato.

Anche stipulando apposite convenzioni con le Università, le medesime amministrazioni possono procedere all’assunzione di giovani, purché di età non superiore ai 24 anni, tenendo conto del voto di laurea e della regolarità del percorso di studi, nonché di eventuali esperienze professionali e competenze in materia di organizzazione e gestione della pubblica amministrazione acquisite durante gli studi.

Il motivo di tale rivoluzionaria previsione?
La risposta è stata fornita dal Ministro Zangrillo: “Abbiamo bisogno delle nuove generazioni e delle loro energie e capacità per velocizzare il processo di innovazione e di digitalizzazione della Pubblica amministrazione. Il contratto di apprendistato crea un ponte con le Università e i nostri uffici, per dotarli delle competenze necessarie a fornire a cittadini e imprese servizi al passo con i tempi, sempre più efficaci ed efficienti e adeguati alle loro nuove esigenze”.

Si segnala, infine, che l’articolo 1, comma 9-bis del D.L. 44/2023 prevede, a favore degli operatori volontari che hanno concluso senza demerito il servizio civile universale, una riserva di posti pari al 15% nelle assunzioni di personale non dirigenziale presso le pubbliche amministrazioni. Stesso discorso anche per le assunzioni presso le aziende speciali e le istituzioni strumentali all’attività degli enti locali.


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