Tassa di successione, ecco tutti i metodi legali per ridurre o eliminare l’imposta di successione: le strategie nel 2024

Tassa di successione, ecco tutti i metodi legali per ridurre o eliminare l’imposta di successione: le strategie nel 2024

Pubblicato il: 06/02/2024

In caso di successione ereditaria, la legge italiana impone di presentare la cd. dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate. L’Agenzia poi provvederà a chiedere il pagamento dell'imposta di successione ai fini del trasferimento dei beni del defunto agli eredi.
Si sa che pagare le tasse non fa piacere a nessuno e quindi, sorge spontanea una domanda: è possibile evitare di pagare o ridurre la tassa di successione?

Per prima cosa è bene sapere che, qualora l’attivo ereditario sia inferiore a 100 mila euro e non comprenda diritti o beni immobiliari, gli eredi in linea retta non saranno tenuti a versare alcuna tassa di successione.

Per il resto, attraverso una serie di strategie in linea con la legge è possibile ridurre l’ammontare dell’imposta di successione. Vediamo come fare.
Per ridurre questo tipo di imposta, conviene “giocare d’anticipo”, ossia: agire fin quando il cd. de cuius (il defunto proprietario dei beni) è ancora in vita. Infatti, sarà proprio costui a dover attuare diverse strategie per ridurre l’entità del patrimonio ereditario. Questo perché l’imposta di successione viene calcolata in base al valore dei beni in successione.

A tal fine, il de cuius potrà agire con:

  • Donazione con riserva di usufrutto;
  • cointestazione del conto corrente con gli eredi;
  • sottoscrizione di una polizza assicurativa;
  • acquisto di alcune tipologie di titoli.

Donazione con riserva di usufrutto
Una delle possibilità per ridurre il carico fiscale sulla successione dei beni immobili per gli eredi è quella di trasferire loro la nuda proprietà di un immobile, mentre il donante conserva il diritto di usufrutto (art. 796 c.c.), ossia: la possibilità di godere del bene fino alla sua morte.

In parole semplici, donare riservandosi l’usufrutto significa: privarsi della proprietà, ma potere ancora utilizzare l’immobile, continuando ad abitarci per il resto della propria vita o godendo degli eventuali frutti che produce (ad esempio: concedendolo in affitto).
Il vantaggio di questa operazione è che, una volta morto il de cuis, l’imposta di successione spettante agli eredi, sarà calcolata sul valore della nuda proprietà e non su quello totale dell’immobile. Di conseguenza, l’imposta risulterà sicuramente meno onerosa.

Conto corrente cointestato
Si parla di conto cointestato quando il conto corrente è intestato a due o più persone (es. eredi quali: coniugi, figli, fratelli ecc.). In tal caso, il denaro ivi depositato spetta agli intestatari del conto in parti uguali fra loro.
Pertanto, con il decesso di uno dei titolari del conto, l’imposta di successione sarà calcolata soltanto sulla quota di denaro appartenente al defunto e non sul totale delle somme presenti sul conto stesso. Ovviamente, tale operazione va fatta solo con persone di grande fiducia per non incorrere nel rischio di vedersi svuotare anzitempo il proprio conto corrente.

Sottoscrizione di una polizza vita
Ancora, sempre al fine di agevolare gli eredi è possibile stipulare una polizza vita con una società assicurativa.
In questo caso, si prevede un accordo tra assicuratore e titolare della polizza, per cui l’assicurato paga una certa somma di denaro nel tempo all’assicurazione, in cambio della corresponsione di una somma di denaro ai soggetti indicati, nel caso di morte dell’assicurato.
Il vantaggio è che l’importo riscosso dalla compagnia non rientra tra i beni in successione e quindi non viene conteggiato ai fini dell’imposta di successione.

Acquisto di alcuni titoli
Infine, parte del patrimonio potrebbe essere investito in strumenti finanziari che normalmente non vengono inclusi tra i beni ereditati tassabili. In parole povere, essi sono esenti dall’imposta di successione e pertanto vanno a costituire una buona occasione di risparmio per i futuri eredi. Tali strumenti finanziari sono:

  • Titoli di stato italiani;
  • titoli di stato emessi dai Paesi dell’Unione Europea;
  • titoli di debito pubblico;
  • titoli emessi da organismi internazionali, come la Banca Europea;
  • buoni del tesoro;
  • titoli di risparmio postale.

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